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domenica, settembre 16

Verità, carità, scienza
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Nella sua Omelia alla Basilica di Mariazell il Papa ha fatto due affermazioni che non rispondono agli attuali canoni del pensiero politicamente corretto. La prima: che l'uomo può arrivare alla verità, e che la rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell’Occidente e dell’Europa. La seconda: che se per l’uomo non esiste una verità egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male, e le conoscenze della scienza diventano ambigue, poichè possono aprire prospettive importanti per il bene ma anche diventare una terribile minaccia.

Le parole del Papa non sono sfuggite ad alcuni giornalisti, che subito sono intervenuti per le opportune correzioni.

Gustavo Zagrebelsky ha scritto come sia proprio l'insistenza sulla verità a creare divisioni e conflitti nella società attuale, mentre le cose andrebbero molto meglio se l´accento cadesse sulla carità. Ed ha richiamato nientemeno che la Lettera a Diogneto: «La scienza gonfia; la carità, invece, edifica. Chi crede di sapere qualcosa, senza la vera scienza testimoniata dalla vita, non sa: viene ingannato dal serpente, non avendo amato la vita», spiegando che c´è qui in nuce la contrapposizione tra l´arroganza della verità e l´umiltà della carità.

Ci si potrebbe ovviamente chiedere se sia possibile una carità che prescinda dalla verità, e se sia appropriata la disinvolta traduzione del termine "scienza", citato nella lettera a Diogneto, con "verità". E magari come mai Zagrebelsky abbia sorvolato sulle successive parole del Papa che, riconoscendo la fondatezza del timore che la fede nella verità comporti intolleranza, invitava a "guardare a Gesù come lo vediamo qui nel santuario di Mariazell". Mentre forse proprio in questo invito si può trovare il richiamo a quella "vera scienza testimoniata dalla vita" di cui parla la Lettera a Diogneto.

Anche Filippo Gentiloni, pur ben disposto, non ha potuto fare a meno di non notare la debolezza della ragione di papa (minuscolo) Ratzinger.  Ed ha pazientemente ripetuto che "non si può parlare al giorno d'oggi di una ragione universale, accettata da tutti: lo dimostrano non soltanto le altre culture, dall'islam alla Cina, ma anche le opposizioni molto forti nello stesso ambito della cultura cristiana europea. Perciò la pretesa universalistica del discorso di Benedetto XVI appare datata e i suoi appelli in parte inutili in parte contraddittori".

Su un altro tema, è intervenuto Noam Chomsky. Come forse sapete Chomsky è stato citato da Osama Bin Laden nel suo discorso; intervistato in merito, ha fatto notare che “Osama parla come il Papa”: «Osama dice all’Occidente che o accetterà la vera fede o sarà distrutto e Papa Benedetto dice all’Europa che o accetterà la vera fede o sarà distrutta». Ci sentiamo un po' imbarazzati nel formulare un appunto di questo tipo ad un linguista di fama mondiale come Noam Chomsky, ma appare - diciamo - probabile che Osama, usando quel termine "sarà distrutto" intendesse dire "io distruggerò", e che il Papa volesse avvertire sul rischio di distruzione dell'Occidente. Ci corre una bella differenza.

Infine una definizione di laicità di Carlo Flamigni: "la laicità è l'atteggiamento di chi non crede nella metafisica e nel trascendente e di chi ritiene che il mondo basta a se stesso e non ha alcun bisogno di essere fondato metafisicamente". Piuttosto drastica, non trovate?.

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scritto da giona | 23:15 | link | commenti (4)
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