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La balena ?

domenica, novembre 27

Rassegna stampa, 27 novembre 2005
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Il dibattito su laicità e laicismo prosegue, ed è riassumibile in questi termini: i politici hanno già deciso che conviene puntare sul voto dei cattolici, e quindi - poco laicamente ma molto concretamente - si sono schierati contro i furori laicisti di Boselli & C. Gli intellettuali continuano a discutere. C'è stato pure un intervento del Papa, che ha chiarito che la Chiesa non chiede privilegi e non intende violare la laicità dello Stato.

Prima di tutto la brillante scoperta di Sergio Luzzatto: se consulto lo Zingarelli - afferma - laico è definito colui: «che si ispira al laicismo», e conclude che la distinzione fra laicità e laicismo è una bufala linguistica. Gli risponde Casini: «Stato laicista è quello che relega la religione nella sfera privata e le nega ogni rilevanza nella sfera pubblica; Stato laico è quello che rispetta Dio e le religioni e nella loro libera professione vede invece un elemento di ricchezza e di progresso». Luzzatto precisa, per lui stato laico è proprio quello che Casini definisce stato laicista. Finalmente un po' di chiarezza !

Pure Gian Enrico Rusconi torna sulla distinzione tra laico e laicista: in realtà, da noi si abuserebbe della capziosa distinzione che è diventata - scrive - il cavallo di battaglia ideologico per discriminare ciò che è gradito alla Chiesa e ciò la disturba. Non ci pare una capziosa distinzione, visto che - come ha ammesso Luzzatto - stiamo parlando di una posizione che relegherebbe la religione nella sfera privata e le negherebbe ogni rilevanza nella sfera pubblica.

Infine Gustavo Zagrebelsky, che lamenta come con quest´aggettivazione (la "sana" laicità, la "vera" libertà, la "autentica" democrazia, ecc.), non si contribuisce al dialogo e alla comprensione, poiché ci si fa giudici in causa propria e si squalifica l´interlocutore, come portatore d´idee "insane", "false", "contraffatte". Ricordiamo, in proposito, che Gian Enrico Rusconi, solo ad inizio ottobre, parlava di 'cattolici maturi'.

I politici, dicevamo, sono molto più concreti. Già Fassino aveva dichiarato - riferisce 'Il Tempo' - di essere «credente», ora su Bertinotti il Corriere della Sera titola: «Concordato e 8 per mille non vanno cambiati», e sottotitola: «Ruini non è il capo di un partito, restino i crocifissi nelle aule». Il giorno dopo Sansonetti, direttore di Liberazione ha chiarito che nel titolo del Corriere c'è una forzatura: Bertinotti sosterrebbe che non vede nella modifica del Concordato e nella cancellazione dei finanziamenti pubblici al Vaticano, due priorità da inserire nel programma.  E Boselli precisa: «Respingo una campagna che tende a dipingere la Rosa nel pugno come una caricatura, una forza che vuole cancellare la libertà di parola per la Chiesa e le gerarchie». Rossana Rossanda nota che la chiesa ("c" minuscola) riceve dalla sinistra un ossequio che non aveva neppure più sperato di avere e osserva (sconsolata?) che lo scandalo è tutto dalla parte della sfera statuale.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma per questo vi rimandiamo alla Rassegna stampa in allegato, che è disponibile agli iscritti a Giona. Rinnoviamo l'invito: chi non è iscritto si iscriva.

Un'ultima chicca: in Inghilterra hanno censurato Christopher Marlowe. In "Tamerlano il grande" (scritto attorno al 1580) c'è una scena in cui viene bruciato il Corano: è stata cambiata nella distruzione di alcuni libri che si "riferiscono indistintamente a qualsiasi cultura e religione". Simon Reade, il direttore artistico, ha dichiarato che non era il caso di irritare inutilmente una porzione significativa ("significant proportion") di una delle grandi religioni del mondo. Political correctness o paura? A voi la risposta.

Vi ricordiamo di aderire all'appello per l'educazione. Potete trovare qui il testo e la lista dei primi firmatari.

Giona
(Socio fondatore di Samizdatonline)

scritto da giona | 18:38 | link | commenti
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mercoledì, novembre 23

Appello - Se ci fosse una educazione del popolo ...
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Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio - L’Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di “ripresa” del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l’economia. Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce  la persona, e quindi la società.
Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro.
Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.
Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere.
È diventato normale pensare  che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza  risposta.
È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere.
Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa.
Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti.
Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose.
Perché l’educazione comporta un rischio ed è sempre un rapporto tra due libertà.
È la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall’intelligenza e dall’esperienza educativa di don Luigi Giussani: Il rischio educativo. Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a partire da una risposta concreta, praticata, possibile, viva.
Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori: lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene del nostro popolo.
Ne va del nostro futuro.

Vi invitiamo ad aderire all'appello 

Potete trovare qui il volantino (.pdf) dell'appello e qui la lista dei primi firmatari.

Giona
(Socio fondatore di Samizdatonline)

scritto da giona | 06:46 | link | commenti (2)
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domenica, novembre 13

Rassegna stampa, 12 novembre 2005
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Cosa sta avvenendo oggi in Francia? Il problema non è l'islam ma l'alienazione del ghetto, come afferma Tariq Ramadan, o lo schema è troppo stretto, e non spiega perchè altre comunità d’immigrati, altrettanto ostacolate nell’ascesa sociale, come quella cinese, o latinoamericana, non bruciano le ambulanze?

Non esistono risposte semplici. Sono da evitare - come dice il Foglio, in un articolo che ci è piaciuto molto - le reazioni automatiche, che «hanno spesso l’inconfondibile carattere della stupidità e del pregiudizio». Quella che, se le banlieues bruciano, è colpa degli islamici, oppure l'altra: è colpa nostra, siamo incapaci di integrare l’immigrazione e la miseria urbana con i lavori socialmente utili, gli educatori sociali, lo spirito del buon samaritano. E ci sembrano interessanti, perchè aiutano a pensare, le analisi di David Frum e di Alain De Benoist, che osserva: «Non siamo in una società "multiculturale", ma in una società multietnica e monoculturale: la cultura del commercio e dei consumi».

Certo non incoraggia quanto stà avvenendo in Olanda, dove, scrive il Washington Post, cresce rapidamente il numero di accademici, legislatori ed altri personaggi pubblici costretti ad accettare una protezione continua o a nascondersi a causa di minacce di morte da estremisti islamici.

Dell’Olanda senza volto parlava Giulio Meotti su 'Il Foglio' ricordando Theo van Gogh. Quell'Olanda  che aveva allegramente accettato la morte di Dio,  in cui S. Vincentius, la Chiesa più celebre di Amsterdam, è stata trasformata in Moschea e, negli ultimi trent’anni, hanno 'chiuso' più di 250 edifici cattolici, luterani e calvinisti. Ove, entro il 2015, la regione che comprende Amsterdam, l’Aja, Rotterdam e Utrecht sarà a maggioranza islamica.

Forse il problema è proprio questo, «senza volto» non si sopravvive, e la «cultura del commercio e dei consumi» non basta. Sembra confermarlo l'impressionante constatazione, in un articolo di Socci, della differenza fra  le reazioni che suscitò nella cosidetta intellighentia occidentale la fatwa contro Salman Rushdie e la tranquilla accettazione attuale della «condanna» di Omar Sharif da parte di ambienti del fanatismo musulmano: la fatwa fu emessa nel 1989, sono passati solo sedici anni.

Ma vi sono anche notizie positive: in Qatar verrà aperta la prima Chiesa dopo 14 secoli (senza campanile e senza croce esposta), e in India si registrano progressi nella libertà religiosa.

Per ulteriori informazioni vi invitiamo a leggere la Rassegna stampa di Giona, trasmessa agli iscritti (qui potete iscrivervi per riceverla), in cui potete trovare molte più segnalazioni di articoli rispetto a quelli citati in questo breve commento. Se volete potete inserire i vostri commenti nel campo 'commenti' sottostante o scriverci.

Giona
(Socio fondatore di Samizdatonline)

scritto da giona | 23:28 | link | commenti
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giovedì, novembre 10

Questione di "culo"?
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Maurizio Bolognetti, radicale, commenta la pubblicazione su Famiglia Cristiana di un'immagine pubblicitaria, in cui si può godere della visione di un fondo schiena femminile avvolto da vapore acqueo, le successive proteste dei lettori, la richiesta di scuse di Don Antonio Sciortino, direttore del settimanale.

E dichiara: «quella parola castità meriterebbe certo di essere analizzata, e con certezza assoluta ci porterebbe faccia a faccia con la sessuofobica cultura Vaticana». Già, è chiaro, è un problema di sessuofobia, ed ai lettori è riservata una serie di ironici commenti. Poco importa se, con la solita imbecille e martellante mancanza di fantasia, si è utilizzato il corpo di una donna per far vendere prodotti. E poco importa se i commenti dei lettori più che l'esposizione di un "culo", deprecassero lo scadimento della qualità e verità della comunicazione e la mercificazione del corpo femminile.

Analogamente, l'altro giorno, usciva su Repubblica un articolo di Marco Politi intitolato: "Basta con la cultura del sesso L'Onu nel mirino del Vaticano". Si allude al "Lexicon" un libro redatto a cura del Pontificio consiglio per la Famiglia che tratta dei termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche. La tesi del libro è che, nei consessi internazionali, si utilizzano termini ambigui (come "interruzione volontaria della gravidanza" o "pro-choice") per far passare iniziative che altrimenti l'opinione pubblica rifiuterebbe. In poche parole: ingannano il "popolo bue". Doppio inganno se, nel riferirsi ad un'iniziativa di questo tipo, si titola "cultura del sesso".

Giona
(Socio fondatore di Samizdatonline)

scritto da giona | 08:05 | link | commenti
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domenica, novembre 06

Rassegna stampa, 5 novembre 2005
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«Non è [...] violazione della laicità dello Stato se la coscienza religiosa della società, nella parte in cui si raccoglie nella Chiesa cattolica, chiede di essere ascoltata dallo Stato laico. E’ anzi applicazione del principio di laicità. Se lo Stato si rifiutasse all’ascolto, questo sì sarebbe comportamento di discriminazione per motivi di religione».

Vale la pena di citare Francesco Paolo Casavola per notare come, stranamente, nei dibattiti in corso, si passi dalla concezione di uno stato 'neutro', che lascia spazio a qualsiasi espressione culturale e politica della società, alla giustificazione di uno stato che, in nome della propria neutralità dovrebbe imporre ad una componente della società di tacere.

Così Scalfari denuncia il richiamo del Papa alla legge naturale come espressione della volontà di espansione e potenza della religione cattolica. E, ancora, Boselli dà dignità di proposta politica a quello che, come afferma Mantovano: «tecnicamente il vocabolario definisce "ricatto": cari Vescovi, o la finite o ve la facciamo pagare».

Al resto provvedono i volenterosi 'manovali': Mario Tozzi (quello che che aveva definito Ruini «Il più pericoloso dei rifiuti tossici, da eliminare con qualsiasi mezzo», poi aveva smentito, ed infine è stato sbugiardato in Parlamento) e quelli delle scritte (“CON LE BUDELLA DEI PRETI IMPICCHEREMO PISANU” e “NAZI-RATZINGER”) sui muri di una Chiesa di Torino.

Di un clima diffuso, alimentato anche da alcuni settori della politica, parla Don Salvatore Vitiello (il prete che aveva assistito all'assalto alla Chiesa del Carmine) che critica un laicismo ideologico che pensa di poter concedere il diritto di esistere alla Chiesa cattolica.

Islam. Avevamo segnalato le violenze in Egitto davanti alla chiesa di S. Giorgio. Registriamo un segnale positivo: la condanna delle violenze in un messaggio comune del Gran Muftì d’Egitto e di Shenouda III il 'papa copto', ma, sul 'primo blog copto' della rete proseguono le accuse di persecuzione al regime egiziano. Inoltre, è stata smentita la notizia del 'bando dei porcellini' che avevamo riferito in una precedente Newsletter. Ultima notizia: in Indonesia 3 studentesse cristiane sono state decapitate.

Per ultime le non-notizie (nel senso che di solito sono segnalate solo da AsiaNews): l'arresto in Cina di due preti della Chiesa non ufficiale e la bastonatura in India di 5 suore cattoliche da parte di estremisti. In India, nel 2005, si sono avuti oltre 200 casi di violenze anti-cristiane.

Se volete potete inserire i vostri commenti nel campo 'commenti' sottostante o scriverci.

Giona
(Socio fondatore di Samizdatonline)

scritto da giona | 11:21 | link | commenti
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