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La balena ?

domenica, ottobre 26

Sono passati diversi mesi  
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Sono passati diversi mesi. Pure, riprendendo l'esame delle notizie, non sembrano esserci grosse novità.

Le solite persecuzioni anticristiane. Iraq, quasi 10.000 cristiani sono stati costretti ad abbandonare Mosul dopo gli attacchi e le minacce delle scorse settimana. India, stato dell'Orissa, «In centinaia [i cristiani] sono stati assassinati solo per la loro fede e c'e' una sistematica e diffusa violazione di ogni diritto: stupri, violenze atroci anche da parte di poliziotti, incendi di chiese e proprieta' dei cristiani. I profughi sono decine di migliaia, vivono nella foresta o nei campi senza cibo ne' medicine, molti si ammalano e muoiono» ha dichiarato Sajan K. George, presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani, denunciando alle Nazioni Unite la decisione del Il governo dell'Orissa di chiudere i campi profughi nel distretto di Kandhamal. Vietnam: il vescovo di Thanh Hóa, Joseph Nguyên Chi Linh, prendendo la parola nel Sinodo la mattina del 13 ottobre, ha definito la Chiesa del Vietnam «una delle Chiese più provate da persecuzioni sanguinose e ininterrotte». Ma in Bhutan, Laos, Cina, Pakistan, Arabia Saudita non si sta molto meglio.

Invariata l'ipocrita abitudine dell'Occidente di mascherare la propria viltà con pretesti politicamente corretti, addirittura nobili (ricordiamo tutti Martin Kippenberger e la sua rana crocifissa). Sulle reti della BBC si potrà continuare a far battute, anche pesanti, sui cristiani e sul Vaticano, ma ogni satira sull'Islam sarà rigorosamente vietata. Mark Thompson, direttore generale della tv pubblica inglese, richiesto di commentare l'accusa rivolta da Ben Elton, scrittore e attore comico, secondo il quale «la Bbc ammette gli scherzi sui parroci ma non lascia passare una gag sugli imam», avrebbe risposto: «Non c'è ragione per cui una qualsiasi religione debba essere immune dalla discussione, ma non voglio dire che tutte le religioni siano uguali. Penso che essere una minoranza ponga una prospettiva leggermente differente». E gli sviluppatori di LittleBigPlanet, uno dei piu' attesi videogiochi della Sony Playstation, avrebbero deciso di ritardarne la pubblicazione dopo essersi accorti che una delle canzoni della colonna sonora del gioco, realizzata da un artista malese, Toumani Diabate, conteneva alcune frasi prese dal Corano  che sarebbero potute risultare offensive per i musulmani.

Non poteva mancare Margherita Hack, che ha affermato con sufficienza che «sulla scienza il papa parla un po' a vanvera» perche' «la scienza ha portato enormi benefici all'umanita': oggi si vive di piu' e si vive meglio». Una obiezione per nulla pertinente, visto che il Papa aveva semplicemente ricordato che «la scienza non e' in grado di elaborare principi etici; essa puo' solo accoglierli in se' e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie».

Si, nessuna novità.

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scritto da giona | 23:46 | link | commenti (1)
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lunedì, gennaio 28

Il paradiso della tecnica ed il Paradiso  
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Scrive del "paradiso della tecnica" quello che prevarrà anche sul Paradiso, perchè «La scienza [...] consente di muovere le montagne più di quanto oggi la fede di Gesù non le sappia muovere». Ma ammette che «siccome quel paradiso sarà il luogo della storia in cui i maggiori bisogni dell’uomo saranno soddisfatti, crescerà proporzionalmente l’infelicità per la mancanza di quell’unicum che è la verità, la sicurezza della felicità. Allora diventerà un problema corale, un problema dei popoli, perché i popoli avranno “tutto”, ma non la sicurezza di averlo, non la verità del possesso». E prevede che in quel momento: «si dovranno rifare i conti. Anche la tecnica, che oggi è destinata a dominare il pianeta portando al tramonto ogni integralismo religioso, dovrà fare i conti e riconoscere di non avere l’ultima parola».

Chi scrive è Emanuele Severino. Sorgono, spontanee, delle domande: cosa ci impedisce di farli subiti, i conti? Perchè proseguire su una strada che - già lo sappiamo - è sbagliata?.

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scritto da giona | 21:25 | link | commenti (5)
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domenica, gennaio 20

Il Papa e "La Sapienza"  
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La storia si può riassumere in poche battute. Sessantasette professori dell’Università La Sapienza  [su un totale di quattromila] hanno scritto al rettore per impedire una visita del Papa all'Università, prendendo a pretesto il fatto che Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger riprese un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". In merito Antonio Carioti ha osservato che è evidente dal contesto della citazione che il Papa non sposa la visione di Feyerabend.

All'iniziativa dei professori è seguita la solita "mobbilitazione" degli studenti (pochi pure questi) nello stile che oramai conosciamo bene. Si è parlato di "Frocessione per i diritti negati" con "studenti vestiti da frociati", pranzi sociali "anticlericali", assedi sonori al Papa a base di musica reggae, etc. .

Purtroppo per loro il Papa ha annullato la visita. A questo punto quello che era già chiaro, il fatto cioè che impedire ad un'altro di parlare è esattamente l'opposto di un atteggiamento laico - si erano espressi ad esempio in questo senso Ernesto Galli della Loggia e Giulio Anselmi - è divenuto evidente. Lo hanno notato fra gli altri Claudio Magris ed Ernesto Galli della Loggia, che hanno parlato di penoso autogol e di caricatura della laicità. Gli unici a non essersene resi conto (ma non ce ne stupiamo) sono stati i docenti ribelli che hanno parlato di «vittoria dell'autonomia».

Opportunamente Claudio Magris ha ricordato che laico "non vuol dire affatto, come ignorantemente si ripete, l'opposto di credente (o di cattolico)" e che ciò che caratterizza un laico è "l'attitudine ad articolare il proprio pensiero (ateo, religioso, idealista, marxista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista". Per questo la recente vicenda non ha rappresentato secondo noi una "sconfitta dei laici", come ha scritto Gian Enrico Rusconi, si è trattato di una sconfitta degli oscurantisti, o se volete dei laici-oscurantisti cioè dei laicisti.

Vi lasciamo con il testo integrale del discorso del Papa.

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scritto da giona | 21:29 | link | commenti (4)
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domenica, dicembre 30

La faccia di Cristo, per amare il mondo  
[Di Don Angelo Busetto, Chioggia]
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Natale è una festa avvolgente, un abbraccio aperto al mondo di tutti: chi per la favola bella, chi per il calore di umanità e amicizia, chi per l’evidenza del fatto cristiano. A livelli diversi, tutti facciamo festa e ci abbracciamo nella simpatia del gesto augurale.

Poi viene subito Santo Stefano; la musica dei canti di Natale è la stessa, ma il colore è diverso: il bianco si macchia di rosso sangue. Santo Stefano è un martire, il primo di una schiera senza numero, ucciso proprio perché credeva in Gesù di Nazaret e lo proclamava come salvatore. Questo non va bene a tutti. Molti di quelli che si accostano al Bambino Gesù, si distanziano poi dalla sua croce, e ancor più dalla sua pretesa di Salvatore. Una sorta di cortocircuito accade anche ad alcuni cristiani, che vanno tranquilli sui valori condivisibili del Natale, come fraternità e pace, ma si ritirano in un riservato silenzio quando è in gioco l’annuncio specifico della fede in Gesù uomo e Dio. Allora nel rapporto con gli amici e con il mondo in generale ci si mantiene al livello di un tratto umano discreto e di un rapporto di simpatia e di carità, lasciando parlare solo i gesti. Qualora tale atteggiamento, che pure è l’unico praticabile in certi ambienti e certe situazioni, diventasse regola generale, condurrebbe allo snervamento e quindi alla sparizione della fede cristiana.

Mi impressionano invece quei missionari e in specie le Suore di Madre Teresa, che non esitano a dichiararsi per l’origine cristiana e a incontrare il prossimo per la sete di Cristo, senza venir meno al rispetto di ogni tradizione e di ogni altra espressione religiosa. Da parte mia, avendo scelto – o meglio, avendo accolto la scelta di Dio su di me – di essere prete e parroco, non posso non riconoscere di essere stato chiamato a esprimere chiaramente la fede in ogni gesto e in ogni momento della vita. Verrei meno alla mia vocazione se non annunciassi il Vangelo: ‘Guai a me se non annunciassi il Vangelo’, mi rincorre la parola di San Paolo. Priverei la gente che incontro del dono più grande e della più grande possibilità di vita. Lo constato in continuazione: quel che manca alle persone è proprio Cristo; non mancano il pane o il lavoro, e nemmeno l’amore o l’amicizia. Manca piuttosto l’origine di tutto questo, la sorgente che dona respiro alla vita e felicità all’anima, mancano il volto e il cuore di Cristo che ama da sempre e per sempre.

Ai miei cristiani non domando di fare i predicatori, se non nel caso dei catechisti per i ragazzi e gli adulti, e sempre nel caso dei genitori, chiamati per vocazione a introdurre i figli alla professione del mistero cristiano. Ma a tutti chiedo di vivere la fede in modo chiaro ed evidente, senza sotterfugi e nascondimenti. Se un Comune regala forzosamente i presepi alle classi di tutte le scuole del circondario, questo gesto potrà venire considerato una forzatura, ma certamente non sono apprezzabili gli insegnanti cristiani che sommergono il presepio nella colluvie delle caramelle di Babbo Natale e nelle canzonette di insipida bontà. L’annuncio di Cristo va offerto al mondo, perché il bisogno più urgente e la carità più grande è Gesù stesso. Non c’è altro di più necessario, come speranza per il presente e il futuro e come compagnia per la vita.

Certamente l’annuncio di Cristo non va lanciato in faccia alle persone come un catino d’acqua fredda, ma a nessuno può essere negato un bicchiere d’acqua per dissetarsi. La bellezza più evidente di una comunità parrocchiale e la felicità più grande di un sacerdote esplodono quando qualcuno incontra Gesù Cristo. “La mia vita è cambiata”, vengono a dirti. E anche i tratti del volto si distendono e la tal persona diventa fin più bella.

Non mi pare giusto quindi, come qualcuno usa fare, distinguere una Chiesa della fede, proiettata sull’annuncio e la presenza, da una Chiesa della carità, caratterizzata dalla condivisione di problemi della gente, come si trattasse di due anime in qualche modo contrapposte. Non esiste vera carità che non sia tesa all’annuncio di Cristo. Non esiste vera condivisione che non giunga a proporre ciò che salva realmente l’uomo. Farlo con discrezione e rispetto non significa appiattirsi nella sola condivisione dei valori comuni, spegnendo nel silenzio l’origine della propria identità. Fede e carità vanno insieme; annuncio e condivisione sono dimensioni che misurano e sostengono insieme l’albero della vita.

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scritto da giona | 18:19 | link | commenti (5)
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domenica, dicembre 09

Il dilemma dei cattolici italiani 
La tattica non deve mangiarsi la verità, ma nemmeno la vita
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"«Certamente siamo contro l'aborto, ma non vogliamo modificare la legge. Auspicheremmo soltanto che nella sua applicazione si tenga conto il più possibile della circostanza di favorire la vita»".

"Certo, la legge «per un credente sarebbe meglio che non ci fosse», Però esiste, «né ci sono le condizioni culturali e politiche per abrogarla». Ciò non vuol dire che non si possa sottolineare un fatto: la normativa ha quasi 30 anni e «risente delle grandi trasformazioni del progresso medico-scientifico». Una «interpretazione che l'aggiorni a questi progressi, che la migliori e non la peggiori, è non solo lecita ma anche doverosa»".

Queste dichiarazioni tratte da interviste al Card. Ruini, la prima resa "a caldo", nel giugno 2005, subito dopo la bocciatura del referendum sulla Legge 40, la seconda lo scorso settembre, riassumono il dilemma posto ai cattolici dalla Legge 194: una legge per molti versi ingiusta (non cesseremo di ripetere che l'embrione è una persona !), ma che non è possibile abrogare perchè le condizioni culturali e politiche non lo consentono.

Dilemmi di questo tipo si porranno sempre più frequentemente in futuro. Vale ad esempio la pena di ricordare che la Legge 40 non è una "legge cattolica" (per ogni bimbo che nasce da un concepimento in vitro, nove embrioni muoiono, in laboratorio o abortiti), e la si è difesa - seguendo le indicazioni della CEI - non andando a votare.

Proprio sul tema della Legge 194 è nata la polemica che ha seguito due articoli apparsi su Tempi, a firma di Patrizia Vergani ed Assuntina Morresi, in cui le due auspicavano un maggiore rispetto ed applicazione della 194 - nella parte di sostegno a chi decide di non abortire - ed affermavano in ogni caso la necessità di una legge sull'aborto, per la tutela della donna. Tutela che - osserviamo - pur ridotta spesso in questi anni a slogan, e non dai cattolici, resta un'esigenza sacrosanta. 
Il Comitato Verità e Vita ha attaccato le loro posizioni parlando di cattolici che divengono abortisti, accusando la Morresi di sostenere tesi abortiste, confutando più in generale l'approccio seguito nella difesa della legge 40 . Infatti Marisa Orecchia, vice-presidente del Comitato, ha scritto: "non può infine sfuggire che questa (la L. 40) e quella (la L. 194) sono moralmente e giuridicamente sullo stesso piano. E allora, dato che abbiamo difeso a spada tratta la legge 40, dato che la consideriamo il fiore all’occhiello delle vittorie pro life, “perchè non usare lo stesso criterio di giudizio per la 194” ? In quest’ottica la logica della Morresi non fa una grinza".

Come vedete, siamo tornati al dilemma, può essere utile allora uno sguardo all'indietro,a quella che è oramai storia.

La legge 194 è nata nel 1978. Quattro anni prima, nel maggio 1974, si era tenuto il referendum abrogativo sul divorzio, proposto dai cattolici e successivamente appoggiato anche dai radicali. Votarono no il 59,3%, mentre i sì furono il 40,7%. La 194, questa 194 di cui stiamo parlando sarebbe senz'altro stata migliore se i cattolici non fossero stati ancora in rotta per i risultati del referendum sul divorzio. Perciò mentre, riferendosi alla polemica che abbiamo citato Riccardo Cascioli ha scritto che la tattica si è mangiata la verità, potremmo affermare che allora, nel 1978, quando nacque la L. 194, la tattica adottata nel precedente referendum sul divorzio si mangiò la vita.

Verità e Vita. E' quindi agli amici del Comitato Verità e Vita per primi che ci rivolgiamo.  Siamo d'accordo che non si deve rinunciare ai principi,  ma occorre che la declinazione degli stessi nell'ambito politico tenga conto - senza cadere nell'ipocrisia - delle regole proprie che lo governano.

In quanto alle polemiche sollevate, visto che i principi sono certi ma l'indispensabile declinazione degli stessi in comportamenti nell'ambito politico e sociale è incerta, ben vengano le discussioni. Se possibile senza dimenticare chi è il vero avversario, che al momento, secondo noi, se la sta ridendo.

 

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scritto da giona | 18:48 | link | commenti (3)
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domenica, ottobre 14

Ratisbona, Craig Venter, Rosy 
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"Una parola comune fra noi e voi" è il titolo di un messaggio che 138 studiosi, esponenti del clero e intellettuali islamici - "di ogni denominazione e scuola di pensiero, da tutte le maggiori nazioni o regioni islamiche del mondo" - hanno sottoscritto insieme "per la prima volta dai tempi del Profeta", indirizzata a "tutti i leader delle Chiese nel mondo". La parola comune che offre all'incontro tra islam e cristianesimo "la più solida base teologica possibile" sono i  comandamenti dell'amore di Dio e del prossimo, presenti sia nel Corano che nella Bibbia.

Il messaggio viene - come dichiarato nell'introduzione - ad un'anno esatto da quello del 13 ottobre 2006, in cui fu indirizzata una risposta al discorso del Papa a Ratisbona nello "spirito di uno scambio intellettuale aperto e della mutua comprensione". Che dal tanto deprecato discorso di Ratisbona sia nato da un dialogo - vero - con l'Islam?

Craig Venter  annuncia di  avere realizzato cromosoma di sintesi. E' il primo passo verso la possibile creazione di una vita artificiale "Stiamo passando dalla lettura del codice genetico - spiega Venter - alla capacità di scriverlo. Ciò ci dà la possibilità ipotetica di fare cose che mai avremmo immaginato". L'Unità annuncia subito: "la vita non è più un miracolo". Franco Garelli, su La Stampa, paventa "Il rischio di farsi Dio": "Il principio di una vita misterica, intangibile, trascendente, sembra improvvisamente messo in discussione da una scienza che continua ad affermare la sua mentalità positivistica, che tende a ricondurre il tutto a processi fisico-chimici, col rischio di avallare l'idea che tutto l'umano sia riconducibile e spiegabile attraverso queste dinamiche".

Le grandi ideologie del '900 (che in fondo promettevano solamente delle società perfette, non il dominio sulla vita) hanno originato - prima di rivelarsi false - immani sofferenze e milioni di morti. Cosa attenderci da quest'ultima promessa?

Rosy. Parlando dei DICO: «Il progetto si è fermato è per colpa di tanta ipocrisia - spiega - Da una parte c'è stata un'aggressione da parte di una componente cattolica con residui di clericalismo, dall'altra è mancato l'appoggio di chi chiedeva di più sapendo di non potere ottenerlo». Colpisce la disinvolta spiegazione: "una componente cattolica con residui di clericalismo".  Tenendo conto che sui DICO si sono espressi, più volte, il Papa ed i Vescovi, che è stata pubblicata dalla CEI una Nota a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio, che centinaia di migliaia di cattolici hanno partecipato al Family Day, parlare di "una componente cattolica con residui di clericalismo" appare - diciamo - un pochino surreale. Lo aveva osservato già a suo tempo Mons. Luigi Negri.

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scritto da giona | 18:19 | link | commenti (1)
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domenica, settembre 30

La patria del diritto e la giustizia "fai da te" 
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La recente sentenza del tribunale di Cagliari (giudice Maria Grazia Cabitza) che ha riconosciuto ad una coppia sarda che rischiava di mettere al mondo un bambino talassemico, il diritto di fare esaminare il proprio embrione congelato, non è che l'ultimo atto di una vicenda giudiziaria iniziata anni addietro.

Sul caso si era infatti già espressa la Corte Costituzionale nell'ottobre del 2006, dichiarando l'inammissibilità - per inappropriatezza e contradditorietà della formula - del quesito posto dal Tribunale di Cagliari (giudice Donatella Satta), relativo alla legittimità costituzionale dell’art. 13 della legge 40.

Il tribunale di Cagliari ha motivato la sentenza affermando che il diritto alla salute della futura madre (giustificato dall'avvocato difensore con l'incapacità della donna di sostenere psicologicamente la nascita di un bimbo malato) sancito dall'articolo 32 della Costituzione, prevale sul divieto di diagnosi pre-impianto stabilito dalla Legge 40 all'articolo 13.

Siamo evidentemente di fronte ad un caso di aggiramento delle scelte legislative, fatto in nome della Costituzione. Infatti, invece che ripresentare la questione corretta alla Consulta come sarebbe stato logico, il giudice ha preferito decidere da sé. Non occorre essere dei giuristi per rendersene conto, anche se in questo senso si sono espressi anche dei giuristi, come Nicolò Zanon, ordinario di Diritto Costituzionale all'Università di Milano, e Cesare Mirabelli, Presidente Emerito della Corte Costituzionale (per vedere come se la cavano in merito i "puri e duri" in favore della sentenza, potete andare qui). 

E' evidente che con questa sentenza, come scrive Lucetta Scaraffia, un buonismo camuffato (il Vice Presidente del Senato Gavino Angius ha dichiarato: "La legge 40 va cambiata. E’ una legge ipocrita, empia, spietata") apre il varco alla selezione eugenetica .

Una nota a margine. Nel frattempo - scrive l'Unità - per non veder infrangere il suo desiderio di maternità, la coppia sarda era andata a Istanbul: "Lì, in quella Turchia che non riesce a entrare in Europa, la diagnosi pre-impianto l’hanno fatta", e da Repubblica apprendiamo che la coppia avrà tra un mese il primo bambino.

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scritto da giona | 19:58 | link | commenti (1221)
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domenica, settembre 23

Flores d'Arcais, Livia Turco,  Padre Samir Khalil Samir
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Cominiciamo da Paolo Flores d'Arcais, che ci vuole dimostrare che Papa Giovanni Paolo II morì «a causa di una mancata nutrizione che, se somministrata come da morale cattolica, lo avrebbe fatto vivere più a lungo». Il Prof. Buzzonetti, il medico che assistette il Papa, dichiara su Repubblica che «dal 30 marzo il Papa fu sottoposto a nutrizione enterale mediante il posizionamento permanente di un sondino naso-gastrico», e che «la fleboclisi gli è stata applicata e assicurata fino alla fine, senza nessuna interruzione».

Cercando di chiarire l'apparente discrepanza si scopre che la tesi di PFd'A è che la sonda fu applicata con ritardo:  «solo "l'ultimo giorno prima del crollo finale"». Quando parla di "crollo finale" PFd'A non può alludere al decesso (avvenuto il 2 aprile) ma al "gravissimo shock settico" accusato dal Papa giovedì 31 marzo, di cui parla il Prof. Buzzetti nell'intervista su Repubblica. PFd'A avrebbe potuto dire. "tre giorni prima della morte" invece che "l'ultimo giorno prima del crollo finale": chiaramente la forma espositiva scelta è quella più favorevole alle sue tesi. Evidentemente, anche con i laici-a-tutta-prova-che-più-laici-non-si-può, funziona il detto "tutti i santi aiutano".

La Turco ha dichiarato che: «Gli embrioni hanno dignità umana», aggiungendo «E dicendolo spero di non suscitare scandali a sinistra». Ma, era facile prevederlo, le vestali del pensiero-unico sono insorte. Con ragionamenti eccepibili. Salvatore Bonadonna (Prc-SE): "Per fortuna, il concetto che l'embrione abbia dignità umana è soltanto un'idea dell'integralismo cattolico e dei politici che, all'ombra di esso, cercano di sopravvivere". Katia Zanotti (Sinistra Democratica) ha dichiarato di non starci perchè "la inevitabile conseguenza di quanto dichiarato da Livia Turco produrrebbe la radicale messa in discussione della 194 e la irrimediabile immodificabilità della 40". Più o meno come ai tempi della Pravda (Verità).

Padre Samir Khalil Samir, acuto come al solito, scrive del "disegno mondiale di conversione all'Islam", ed afferma che mentre alcune teorie sulla conversione del mondo all'Islam sono un mito, la propaganda costante e una specie di colonizzazione sociale e culturale dell'Islam in occidente è vera. In particolare la tendenza più pericolosa sarebbe quella incarnata da Tariq Ramadan, e consisterebbe in un tentativo di: «conversione del sistema socio-giuridico europeo per arrivare a convertire le persone». Si tratterebbe di «islamizzare le strutture, partendo dalla premessa: l'Europa non ha più anima, ha solo tecnologia; l'Islam è l'unica religione a poter colmare questo vuoto».

I sintomi di questa tendenza si possono riscontrare in tutta Europa, a Bologna, come a Berlino, nelle conversioni all'Islam in Germania e nella necessità di tenere segrete per evitare ritorsioni, qui da noi, in Italia, le conversioni degli Islamici al Vangelo. Non saranno certo, afferma Rondoni,  gli smarriti capi della cultura e del governo, coloro che dovrebbero garantire una vera laicità, quelli in grado di affrontare queste sfide.

E non lo saranno senz'altro, aggiungiamo, quei "filosofi da bocciofila" di cui parla Marina Corradi alludendo a Calogero Lillo Martorana, insegnante napoletano. Il nostro, che ha pure un sito, ha scritto "Il piccolo Ateo. Anticatechismo per i ragazzi", qui una copia "rivista in libertà" dal sito anticatechismo.it. Ve ne consigliamo la lettura: porterà senz'altro acqua al nostro mulino. Visto che ci siamo, vi consigliamo pure di dare una sguardo al sito di quelli dell'UARR.

 

scritto da giona | 11:30 | link | commenti (1)
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domenica, settembre 16

Verità, carità, scienza
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Nella sua Omelia alla Basilica di Mariazell il Papa ha fatto due affermazioni che non rispondono agli attuali canoni del pensiero politicamente corretto. La prima: che l'uomo può arrivare alla verità, e che la rassegnazione di fronte alla verità è il nocciolo della crisi dell’Occidente e dell’Europa. La seconda: che se per l’uomo non esiste una verità egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male, e le conoscenze della scienza diventano ambigue, poichè possono aprire prospettive importanti per il bene ma anche diventare una terribile minaccia.

Le parole del Papa non sono sfuggite ad alcuni giornalisti, che subito sono intervenuti per le opportune correzioni.

Gustavo Zagrebelsky ha scritto come sia proprio l'insistenza sulla verità a creare divisioni e conflitti nella società attuale, mentre le cose andrebbero molto meglio se l´accento cadesse sulla carità. Ed ha richiamato nientemeno che la Lettera a Diogneto: «La scienza gonfia; la carità, invece, edifica. Chi crede di sapere qualcosa, senza la vera scienza testimoniata dalla vita, non sa: viene ingannato dal serpente, non avendo amato la vita», spiegando che c´è qui in nuce la contrapposizione tra l´arroganza della verità e l´umiltà della carità.

Ci si potrebbe ovviamente chiedere se sia possibile una carità che prescinda dalla verità, e se sia appropriata la disinvolta traduzione del termine "scienza", citato nella lettera a Diogneto, con "verità". E magari come mai Zagrebelsky abbia sorvolato sulle successive parole del Papa che, riconoscendo la fondatezza del timore che la fede nella verità comporti intolleranza, invitava a "guardare a Gesù come lo vediamo qui nel santuario di Mariazell". Mentre forse proprio in questo invito si può trovare il richiamo a quella "vera scienza testimoniata dalla vita" di cui parla la Lettera a Diogneto.

Anche Filippo Gentiloni, pur ben disposto, non ha potuto fare a meno di non notare la debolezza della ragione di papa (minuscolo) Ratzinger.  Ed ha pazientemente ripetuto che "non si può parlare al giorno d'oggi di una ragione universale, accettata da tutti: lo dimostrano non soltanto le altre culture, dall'islam alla Cina, ma anche le opposizioni molto forti nello stesso ambito della cultura cristiana europea. Perciò la pretesa universalistica del discorso di Benedetto XVI appare datata e i suoi appelli in parte inutili in parte contraddittori".

Su un altro tema, è intervenuto Noam Chomsky. Come forse sapete Chomsky è stato citato da Osama Bin Laden nel suo discorso; intervistato in merito, ha fatto notare che “Osama parla come il Papa”: «Osama dice all’Occidente che o accetterà la vera fede o sarà distrutto e Papa Benedetto dice all’Europa che o accetterà la vera fede o sarà distrutta». Ci sentiamo un po' imbarazzati nel formulare un appunto di questo tipo ad un linguista di fama mondiale come Noam Chomsky, ma appare - diciamo - probabile che Osama, usando quel termine "sarà distrutto" intendesse dire "io distruggerò", e che il Papa volesse avvertire sul rischio di distruzione dell'Occidente. Ci corre una bella differenza.

Infine una definizione di laicità di Carlo Flamigni: "la laicità è l'atteggiamento di chi non crede nella metafisica e nel trascendente e di chi ritiene che il mondo basta a se stesso e non ha alcun bisogno di essere fondato metafisicamente". Piuttosto drastica, non trovate?.

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scritto da giona | 23:15 | link | commenti (4)
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domenica, luglio 15

Liturgia: il vecchio e il nuovo
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Impegni di lavoro, e la vecchia mamma che non sta bene ... , ma contiamo di riprendere ad uscire regolarmente con Giona a settembre. Intanto vi segnaliamo un articolo di Don Angelo Busetto, che ci scrive sul tema della liturgia. Buone vacanze a tutti !

In tanti mi domandano che cosa succederà adesso; ormai anche in spiaggia è uno degli argomenti più palleggiati: la Messa in latino è diventata nuovamente una chiacchiera; può essere ancora un segno che non si è spenta l’anima religiosa della gente. Certamente alcuni hanno letto il documento del Papa che presentava la questione: domenica scorsa il quotidiano Avvenire è andato a ruba. La liturgia è cosa delicata, come una veste di prezioso ricamo. Due estremi sono da evitare: una liturgia fredda e solo esteriore, dove si esegue un rito di cui si aspetta la fine; e una liturgia mossa, invasa di parole e gesti aggiuntivi che fanno coincidere la partecipazione con la confusione, dove domina l’arbitrio del celebrante e o di qualche protagonista dell’assemblea. Dov’è dunque il nodo della questione ?  La liturgia è il mistero della vita di Gesù che ci viene consegnato dalla Chiesa. E’ un dono vivente, una presenza in azione attraverso parole e gesti  belli e preziosi: né le parole sono da cambiare a nostro arbitrio, né i gesti possono diventare sciatti.
Cosa succederà dunque ora che il Papa rende libero, a certe condizioni, l’uso del rito con il quale io personalmente ho celebrato la Messa nei primi anni di sacerdozio ? Non so immaginarlo. Alcune persone sono confuse e incerte, altre si scandalizzano come per un ritorno al passato, altre traggono un sospiro di sollievo o di soddisfazione. Credo che ora possa tramontare definitivamente il tempo della scomunica lanciata dal basso. Negli anni seguiti immediatamente al Concilio, e poi ancora per decenni fin quasi ai nostri giorni, alcuni hanno impegnato le loro energie in una lotta paragonabile a quella del secolo settimo e ottavo contro le immagini; come in quegli antichi  tempi animosi e feroci, sono stati bruciati libri e sconfessati usi e comportamenti pieni di dignità; si è perso tempo a irridere e mortificare persone, che si sono sentite rifiutate per il solo desiderio di pregare e cantare come la Chiesa stessa le aveva educate fin dall’infanzia. L’ebbrezza di novità del ‘68 ha lambito il tempio e ne ha intaccato le pareti; vi abbiamo partecipato in tanti, collaborando con antiquari e artigiani per la frettolosa demolizione degli altari delle Chiese e la svendita di suppellettili preziose; a volte armadi di plastica hanno sostituito i legni pregiati delle sagrestie. E tuttavia, nello stesso tempo da molte parti il nuovo rito liturgico si è fatto strada secondo una modalità nobile e intensa, partecipata dal profondo, che ha raccolto e rinnovato il testimone della tradizione: nuovi canti, nuove pagine della Bibbia, nuova consapevolezza per rinnovate comunità. Lì dove la liturgia nata dal Concilio è fiorita in una composta bellezza, lì dove le comunità hanno espresso l’intensità della fede, non si farà difficoltà ad accogliere altri fratelli desiderosi di pregare con uno stile e una lingua così cari per secoli a tante generazioni cristiane. Come lo scriba sapiente del Vangelo dovremo imparare a trarre dal grande tesoro della Chiesa cose nuove e cose vecchie.
Don Angelo Busetto

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scritto da giona | 20:56 | link | commenti (3)
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